Il 21 marzo la rete Contro i CPR promuove una manifestazione in piazza Carignano nell’imminenza della prevista riapertura del Centro Permanente per i Rimpatri in corso Brunelleschi
Nel dicembre 2024, la Presidenza della Circoscrizione 3 della Città di Torino, insieme a CGIL, Gruppo Abele, Libera, Pastorale Migranti, ACLI, ASGI, ARCI, GrIS Piemonte, ANPI, Ufficio Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Torino, ha lanciato l’idea di costituire la “Rete Torinese contro tutti i CPR”, per chiedere la chiusura dei Centri per il Rimpatrio e scongiurare la riapertura di quello di Torino.
Il Cpr del nostro territorio negli ultimi cinque anni di attività è stato teatro di due decessi, Moussa Balde nel 2021 e Hossain Faisal nel 2019, ed è stato chiuso nel marzo 2023 a causa di danni strutturali provocati dalle numerose rivolte interne.
Nel tempo i CPR si sono dimostrati inefficaci nella gestione dei flussi migratori di persone senza regolare permesso di soggiorno – rispetto alle persone trattenute la percentuale dei rimpatri non ha mai superato il 50% – costosi e dannosi per la salute fisica e mentale delle persone trattenute. Inoltre rappresentano una violazione intollerabile dei principi di umanità, libertà e dignità delle persone migranti, in contrasto con il diritto internazionale e la nostra Costituzione (dati Actionaid).
Il rapporto al Governo italiano sulla visita effettuata dal Comitato Europeo per la Prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT 2- 12/4/2024) mette in luce alcuni aspetti inquietanti. Descrive diversi casi di maltrattamenti fisici e uso eccessivo della forza contro persone detenute da parte del personale di polizia nei CPR visitati. Critica la pratica diffusa della regolare somministrazione di farmaci psicotropi, senza prescrizione, alla popolazione trattenuta. Chiede le garanzie necessarie quali l’informazione sui propri diritti, l’accesso a un difensore e la notifica della propria detenzione a terzi.
Formula inoltre raccomandazioni sulla necessità di identificare e affrontare meglio le vulnerabilità delle persone detenute in un CPR, di migliorare l’accesso del mondo esterno, di snellire la procedura di reclamo e di garantire un controllo e una supervisione più rigorosi delle attività di gestione da parte della Prefettura competente.
Secondo un’indagine del Tavolo asilo e immigrazione, tra il 2018 e il 2023 quasi 33.000 persone sono state trattenute nei Cpr, 6.700 circa nel 2023.
I tunisini rappresentano quasi la metà dei trattenuti, hanno una percentuale di rimpatrio del 70%, mentre per le altre nazionalità il tasso scende sotto l’8%, ma rappresentano solamente l’11% delle persone giunte in Italia nel 2023. Guardando agli ordini di allontanamento, cioè alle persone “da rimpatriare per legge”, il fallimento del sistema detentivo è completo: tra 2014 e 2023 i rimpatri dai Cpr non superano mai il 12% degli ordini di allontanamento. Negli ultimi sei anni, il sistema Cpr ha drenato oltre 92 milioni di euro dalle casse pubbliche, con una media annuale di 1,6 milioni per struttura e con un costo giornaliero per trattenuto che oscilla, nel 2023, tra i 30 e i 42 euro (fonte: Piattaforma “Trattenuti”). Inoltre, si stima che dal 1998 ad oggi siano oltre 30 le persone che hanno perso la vita nei Cpr, le ultime due nel 2024, giovani appena maggiorenni, nei Cpr di Ponte Galeria e Palazzo San Gervasio.
La Rete attua forme di collaborazione, consultazione e confronto tra i soggetti che ne fanno parte, con i seguenti obiettivi:
- promuovere iniziative di mobilitazione cittadina democratiche e non violente per affermare la propria opposizione alla riapertura del CPR di Corso Brunelleschi e all’istituto dei CPR
- informare e sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso l’attivazione di processi partecipativi con il coinvolgimento della cittadinanza e la realizzazione di incontri sul tema della detenzione di persone straniere in attesa di rimpatrio
- sensibilizzare l’opinione pubblica sulla parzialità e le mistificazioni della narrazione oggi predominante sul tema delle migrazioni e sulle persone migranti rappresentate come fastidio, minaccia, problema di ordine pubblico e quindi considerate persone con minori diritti rispetto alle persone di origine italiana
- proporre misure alternative e preventive alla detenzione amministrativa utilizzando strumenti previsti dal Testo unico immigrazione (consegna passaporto, obbligo di dimora e obbligo di presentazione presso un ufficio della forza pubblica territorialmente competente), sperimentando percorsi di integrazione e regolarizzazione attraverso l’approccio olistico del case managementi, identificando preventivamente la persona detenuta straniera durante il periodo di carcerazione
- favorire il protagonismo delle persone con background migratorio e delle loro forme associative nel dibattito pubblico su tutti i temi che le riguardano
- contribuire ad una messa in discussione dell’attuale sistema legislativo che regolamenta le politiche migratorie, l’accoglienza delle persone migranti e il loro inserimento nella società italiana
- contrastare le inaccettabili condizioni di lavoro di chi è esposto a situazioni di elevato stress e potenziale violenza, in ambienti di lavoro non sicuri.
La “Rete Torinese contro tutti i CPR” è aperta alle adesioni di tutte le realtà che condividono gli stessi obiettivi. Tutti i soggetti interessati ad aderire alla Rete possono presentare, in ogni momento dell’anno, richiesta scritta con indicata la denominazione del richiedente ed un/una rappresentante.